venerdì 13 novembre 2009

Land of Cockayne

A chi mi chiede se siamo nell’era dell’abbondanza, rispondo che siamo piuttosto nell’era della disponibilità. L’era dell’abbondanza è sempre stata un sogno, indotto da trip religiosi o folclorici. Non credo che agli occhi del popolo bue tutte le merci siano delizie di Cuccagna. Forse i consumatori sono più critici di quanto comunemente si pensi, e non credono più che il petrolio si riproduca da solo nelle viscere della terra.

L’italiano e le lune di Giove

Vedo affinità tra gli italianisti all’estero e gli esploratori colonialisti. Audaci e carismatici partirono e piantarono bandiere della lingua in altri mondi. Ma la patria oggi li trascura, come l’Italia appena postunitaria trascurava i suoi esploratori alla fine dell’800. Gli italianisti patiranno un po’, poi se ne infischieranno. Troveranno altre terrae incognitae; porteranno la lingua nello spazio, dal piccolo Mercurio ai giganti gassosi oltre la snowline, linea delle nevi perenni planetaria.

martedì 3 novembre 2009

Allunaggi (7 di 7)

E finalmente sono anche dubbioso de La voce della luna di Fellini. Forse perché non riesce a catturare del tutto lo spirito del libro che ha copiato, Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni, che è meno onirolirico e più disorientato, celatiano. E poi, miei cari film, dovete smetterla di fagocitare i libri, ormai avete cent’anni, cercate di mollare le sottane della letteratura e cavarvela da soli.

Allunaggi (6 di 7)

La lune ne garde aucune rancune”, cantavo come Eliot in Rapsodia su una notte di vento. Era sedici anni fa: rifiutato dalle ragazze, mi aggiravo per le vie con il naso all’insù, affondato nella scollatura della luna benevola, da vero figlio di madre natura. L’anno successivo, cogliendomi di sorpresa a limonare vigorosamente con alcune mie coetanee, la luna si è offesa: “Ah ma allora è così, sono solo un ripiego!” Da allora fu per me solo la luna, la luna rancorosa.

lunedì 2 novembre 2009

Allunaggi (5 di 7)

Laborintus di Edoardo Sanguineti è la perfetta applicazione del motto avanguardista di ogni tempo: “Uccidiamo il chiaro di luna”. Nella raccolta non c’è traccia della luna tradizionale, ma solo un’agghiacciata geografia lunare.

domenica 1 novembre 2009

Allunaggi (4 di 7)



La quarta luna è la balena dolce luna di De André e De Gregori. Luna mobydickiana, acquattata di notte all’orizzonte marino. Volume 8 (ma si dice ottavo) è il disco di De André che molti dei miei amici preferiscono. Non so perché. È un disco sbilanciato. Però è il più dylaniano/coheniano di De André, e forse questo è un punto a suo favore.

sabato 31 ottobre 2009

Guida galattica alla città di Oik (21)

Tu sei una macchina, tu sei un ospedale, si ascolta in Vivadixiesubmarinetransmissionplot. Io sono un ospedale costruito per nessuno. E me ne vanto, e ci canto su. Ma sono un’anomalia, un caso particolare: qui a Oik sono un po’ tutti operatori umanitarî, si specializzano in ospedali funzionali e accoglienti, salutari, paradisi artificiali per morti viventi. Nella verde Via Verdi, qui vicino, c’è il favoloso ospedale del Figliol Prodigo, attuale sede della casa di riposo […].

venerdì 30 ottobre 2009

Allunaggi (3 di 7)

La terza luna è quella del Molloy di Beckett: “Com’è difficile parlar della luna con discrezione! È così scema, la luna. Dev’esser proprio il culo quello che ci fa sempre vedere.”

giovedì 29 ottobre 2009

Allunaggi (2 di 7)

Al ginnasio ero un semplice geek, un Uomo Inesistente, ma i miei compagni di banco, i Biechi Blu, mi presero in simpatia. Erano inesorabili, quei Biechi Blu, dei veri enfants terribles. Un dì, il bidello ci distribuì il bando del Concorso di Poesia del Convento di San Speusippo. I Biechi Blu scrissero di getto una poesia sulla luna, che iniziava così: “Trita e ritrita, tremula luna | troia importuna […]”. Eravamo tutti un po’ scapigliati, a quei tempi.

mercoledì 28 ottobre 2009

Allunaggi (1 di 7)

Be’, io sono allunato molte volte, ma anche il vecchio Nikolaus non scherza. Quindici anni fa scrisse un racconto intitolato Una fetta di luna, poi incluso in un’antologia einaudiana. Alla fine del libro, un saggio psicologico lo bollava come drogato senza ideali. Il vecchio Nikolaus ci restò male. Venne in città una forestiera apposta per incontrarlo, si dichiarava la sua più grande fan. Ma il vecchio Nikolaus la mandò a stendere, non voleva più saperne dell’Einaudi, si vergognava come un cane.